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Pd, nuovo scontro: slitta voto su regole Renzi: «Instabilità? Non sia una scusa»

IL PARTITO DEMOCRATICO

Pd, nuovo scontro: slitta voto su regole
Renzi: «Instabilità? Non sia una scusa»

Impasse sulle regole: l'Assemblea si blocca sull'automatismo tra segretario e candidato premier. Primarie l'8 dicembre

Guglielmo Epifani (Di Vita) Guglielmo Epifani (Di Vita)
Caos all'Assemblea del Pd: prima sono state approvate le nuove regole proposte dalla commissione per il congresso e contenute in un documento in forma di raccomandazioni. Poi l'Assemblea è stata sospesa a causa di un durissimo scontro sulle modalità di voto e sul cambiamento dello statuto. Alla fine l'Assemblea si è chiusa con una mezze decisione: approvata la data del congresso, rimandato il nodo delle regole. Lo statuto del Pd non sarà modificato, ha annunciato Guglielmo Epifani. «La commissione propone di ritirare le modifiche allo statuto, anche perché non saremmo presenza del numero legale di maggioranza», ha spiegato. È stata invece fissata la data dell'8 dicembre per le primarie e «il percorso proseguerà sulla base di queste scelte formalmente ineccepibili». Sarà la direzione a fissare le regole della competizione.

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di N.Luca

LA BOZZA DI REGOLAMENTO - Il documento è stato approvato con 378 sì, 74 no e 24 astenuti. Dopo settimane di discussioni, ipotesi e scontri sulle regole e le date del congresso del partito, nel Pd sembrava dunque essere arrivata un po' di chiarezza. Ma subito sono spuntate nuove polemiche e disaccordi. La novità più forte contenuta nella bozza di regolamento - presentata nella notte - era la cancellazione dell'automatismo tra segretario e candidato premier del partito. Mentre la «road map» - approvata - prevede: l'8 dicembre le primarie per eleggere il segretario, il 27 settembre la direzione nazionale per approvare il regolamento e l'11 ottobre il termine per presentare le candidature. Nel regolamento era previsto anche che il candidato alla presidenza del Consiglio sia scelto attraverso primarie di partito o di coalizione alle quali possano essere candidati, oltre al segretario, anche altri iscritti al Pd. Sono proprio questi i nodi più difficili da sciogliere che hanno portato alla sospensione dell'Assemblea prima e alla conclusione «a metà» poi.

Pd diviso all'assemblea LE MODIFICHE DELLO STATUTO - Il nodo è il voto delle modifiche allo statuto conseguenti all'approvazione delle nuove regole proposte dalla commissione congresso. Una parte dei delegati, infatti (in particolari bindiani e veltroniani) hanno chiesto di votare per parti separate le modifiche dello statuto, esprimendo, in pratica, un voto solo sulla parte che cancella l'automatismo segretario-candidato premier (al quale sono contrari) e uno su tutto il resto dei ritocchi allo statuto. Di fronte alla eventualità di un voto per parti separate i bersaniani si sarebbero rifiutati di votare il documento delle regole, alla base dell'accordo raggiunto a fatica nella notte. Da qui la decisione di rimandare il problema al 27 settembre.

Matteo Renzi  (Ansa) Matteo Renzi (Ansa)
POLEMICHE SULLA DATA - A dividere i democratici, dalla mattina, è stata anche fina dalla prima mattina la data proposta da Epifani per le primarie: l'8 dicembre. Il primo a fare dell'amara ironia è Renzi: «Prima era il sette novembre, poi il 15 dicembre. Basta che non sia a Natale, abbiamo già perso l'Immacolata Concezione», ha detto il sindaco di Firenze. «Da qui a 15 giorni chi vorrà candidarsi dovrà uscire allo scoperto», ha aggiunto. Più duro il deputato renziano Davide Faraone che su Twitter è lapidario: «Otto dicembre. I "culi di pietra" voteranno di sicuro, i cittadini "normali" vediamo. Hanno l'idea di un partito per pochi intimi». «La data del congresso è compatibile con festa dell'Immacolata». ha detto invece Stefano Fassina arrivando all'assemblea nazionale Pd presso l'Auditorium Conciliazione. Sule regole che si daranno oggi Fassina aggiunge: «Un congresso serve a discutere, è fondamentale la partecipazione degli iscritti. Si è trovato un punto d'incontro con il protagonismo dei circoli».

BERSANI: «OGGI NON HA VINTO NESSUNO» - «La direzione dovrà vedere come conciliare le nuove regole del congresso con il vecchio statuto. Nelle modifiche che dovevamo approvare oggi, per dire, si eliminavano alcuni passaggi (le convenzioni, ndr) per far prima». Lo ha detto Pier Luigi Bersani al termine dell'assemblea del Pd. E a chi gli domanda se l'8 dicembre come data per le primarie diventa troppo presto, risponde: «Ma si può anche lavorare di notte...». Chi esce vincitore da questa assemblea? «Vincitore? Oggi non ha vinto nessuno», ha concluso l'ex segretario del Pd. Sull'assemblea pd, nel pomeriggio, si è espresso con una battuta il ministro degli Interni e vicepremier Angelino Alfano. A proposito della (ri)nascita di Forza Italia[8]: «Vedo un grande entusiasmo. Paragonatelo alla noia mortale dell'assemblea del Pd che discute di data del congresso, di regole. Una roba da fare addormentare anche dopo dieci caffè».

Renzi: Pd sia ambizioso
(Rcd)

RENZI: «CRISI ANCHE NOSTRA» - «Sono qui per dirvi che sogno un partito democratico che abbia l'ambizione di governare il Paese e, lo dico a Fassina, di governare l'Italia da soli» perché «la linea la dobbiamo dare noi». Con queste parole Matteo Renzi ha aperto il suo intervento all'Assemblea del Pd. Subito dopo l'ammissione: «La crisi non è crisi del modello della destra, cui dobbiamo corrispondere con la nostra proposta. La crisi» della politica «interpella tutti noi. In questi 20 anni abbiamo governato anche noi, ci siamo stati anche noi. Se non siamo in grado di interpretare il cambiamento è un nostro problema». «Se dovessi essere sconfitto - ha detto ancora il sindaco di Firenze in corsa per la segreteria del partito - sarei in prima fila, accanto a Gianni» Cuperlo.

LE CRITICHE A LETTA - C'è anche un riferimento diretto di Renzi al governo e al premier Enrico Letta: «Mi rivolgo a Enrico, che va sostenuto, ma dire che sullo sforamento del deficit-Pil che "compito del governo è farsi carico di un problema che deriva dall'instabilità politica" è ingiusto. È antipolitica. In politica nessuno si prende mai la colpa - ha spiegato il sindaco di Firenze -. Ieri il presidente del Consiglio ha spiegato perché abbiamo sforato i limiti sostenendo che è colpa dell'instabilità.[9] O si ha il coraggio di mettere in discussione il limite del 3%, cosa che fanno anche molti economisti, da Krugman in giù, o si sostiene che ora si rimetteranno le cose a posto e si rientra nel parametro. Sono due atteggiamenti giusti. Non è giusto invece dare la colpa all'instabilità. È questo che crea l'antipolitica, dare sempre la colpa a qualcun altro».

21 settembre 2013 | 17:45
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Redazione Online

References

  1. ^ Partito Democratico (passaparola.corriere.it)
  2. ^ Guglielmo Epifani (passaparola.corriere.it)
  3. ^ Matteo Renzi (passaparola.corriere.it)
  4. ^ 530 (news.google.com)
  5. ^ Politica (passaparola.corriere.it)
  6. ^ 255 (news.google.com)
  7. ^ ALTRI 4 ARGOMENTI NASCONDI (news.google.com)
  8. ^ il ministro degli Interni e vicepremier Angelino Alfano. A proposito della (ri)nascita di Forza Italia (www.corriere.it)
  9. ^ il presidente del Consiglio ha spiegato perché abbiamo sforato i limiti sostenendo che è colpa dell'instabilità. (www.corriere.it)

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