Bufera sull’Ilva, in carcere due uomini del Pd - Politica
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- Pubblicato Giovedì, 16 Maggio 2013 06:08
TARANTO Un terremoto giudiziario si è abbattuto sul Partito democratico in Puglia. Il presidente della Provincia di Taranto, un ex assessore, un ex segretario della stessa Provincia e il segretario generale del Comune di Lecce sono stati raggiunti da misure cautelari per una serie di documenti illeciti che sarebbero stati rilasciati per ottenere l’autorizzazione ambientale con la quale la fabbrica di acciaio Ilva ha potuto continuare a inquinare il territorio. È questa l’accusa ipotizzata dalla magistratura di Taranto, che in collaborazione con la Guardia di Finanza, ha condotto le indagini che hanno portato tre indagati dietro alle sbarre e uno agli arresti domiciliari con le accuse, a seconda delle posizioni processuali, di tentata concussione e di induzione indebita a dare o promettere utilità. Insomma, secondo la procura pugliese, l’azienda siderurgica voleva continuare a smaltire i rifiuti industriali pericolosi in un’area interna all’azienda invece di rivolgersi a discariche autorizzate e idonee all’esterno della struttura con conseguente aggravio dei costi. E quindi inquinando.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state notificate al presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido (del Partito democratico), all’ex consulente dell’Ilva Girolamo Archinà, addetto ai rapporti istituzionali, all’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva (già del Pd), e al direttore generale della Provincia di Taranto Vincenzo Specchia. Archinà era stato già arrestao lo scorso 26 novembre insieme a Conserva (che era finito ai domiciliari) nell’ambito di un altro filone della stessa inchiesta, denominata «Ambiente svenduto»: Conserva era stato poi rimesso in libertà.
Al centro dell’indagine della Finanza, la discarica «Mater Gratiae» dell’Ilva destinata ai rifiuti speciali. Per la procura di Taranto, questo sito veniva utilizzato poiché sarebbero state effettuate «indebite pressioni su dirigenti della Provincia di capoluogo pugliese affinché l’azienda ottenesse l’autorizzazione a continuare a usare la discarica interna allo stabilimento pur non avendo i requisiti ambientali necessari», ha scritto il gip Patrizia Todisco nell’ordinanza di custodia cautelare.
Per il giudice, inoltre, «l’eventuale delibera all’autorizzazione all’esercizio della discarica avrebbe consentito alla società Ilva di ottenere consistenti vantaggi patrimoniali atteso che avrebbero permesso lo smaltimento di rifiuti speciali prodotti dallo stabilimento a costi inferiori a quelli che l’azienda avrebbe dovuto sopportare per smaltire all’esterno i rifiuti». E ancora: «In ordine ai rapporti para istituzionali che hanno nel tempo caratterizzato i contatti tra i citati esponenti politici e i rappresentanti di Ilva - continua il gip nel provvedimento restrittivo - le ulteriori attività delegate eseguite si sono rivelate utili a riscontrare puntualmente come la capacità di penetrazione dei vertici aziendali negli apparati della pubblica amministrazione fosse tale da consentire a questi ultimi, sempre per il tramite del factotum Archinà, di intervenire direttamente a condizionare i processi decisionali quanto alla nomina dei dirigenti responsabili dei settori della Provincia ritenuti strategici ai fini del consolidamento degli interessi illeciti degli indagati».
Il presidente della Provincia Florido, 61 anni, è al suo secondo mandato ed è stato eletto nel 2004 per la prima volta e rieletto per la seconda volta nel 2009. Florido si era candidato sindaco di Taranto ma al ballottaggio era stato sconfitto dall’attuale primo cittadino Ezio Stefano. Sempre il presidente della Provincia arrestato, è stato segretario provinciale della Confederaziione sindacale, carica dalla quale si dimise in vista della candidatura alla Provincia.
«Per Florido, Conserva e Archinà non ci può essere misura diversa da quella della custodia in carcere che appare altresì proporzionata alla gravità dei plurimi fatti delittuosi - ha scritto il gip nelle 102 pagine di ordinanza - in considerazione dell’elevato grado di pericolosità dimostrato dagli indagati, dalla spregiudicatezza con la quale hanno persistito nelle condotte criminose e della loro notevolissima capacità di assumere iniziative e comportamenti volti a eludere o inquinare le indagini». Per gli inquirenti, alcuni degli indagati sarebbero stati a conoscenza delle indagini della Finanza e del fatto che erano sotto intercettazione. Per questo avrebbero iniziato a chiedere che venissero effettuate bonifiche in alcuni uffici per evitare di essere ascoltati. Ma senza risciure a evitare le manette.
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